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MANIFESTAZIONI > 2005 2-7 Giugno I VOLTI E LE FORME DELLA TERRA
a cura di Paolo Dell’Elce
Lo sguardo dei bambini è uno sguardo profondo, limpido,
attento ai particolari. Uno sguardo che si spinge oltre l’oggetto per
proseguire libero nell’avventura della conoscenza.
Nel paesaggio, che a poco a poco i loro occhi vanno
delineando, le cose vivono, si animano e...diventano altre cose. La loro
immaginazione, fervida e incontenibile, trasforma continuamente il visibile e
la realtà.
Quando si è fanciulli il confine tra immaginazione e realtà
è ancora molto labile, questi due mondi sono costantemente in comunicazione
attraverso lo sguardo. Lo sguardo fluttua, spazia dentro e fuori, confonde
visibile e invisibile, ricostituisce un’unità, percettiva ed esistenziale, tra
interno ed esterno, soggetto e oggetto; genera un’identità.
La nostra percezione del mondo (quindi il Paesaggio) è
condizionata da una sorta d’imprinting iniziale che le cose esistenti, gli
oggetti, lasciano nella nostra psiche, depositandovi un correlativo oggettivo
che, successivamente, richiamerà quella tal essenza dell’oggetto nel
riconoscimento e identificazione della cosa e dei luoghi.
In questo senso esiste un determinato Paesaggio originario,
il paesaggio percepito nella prima infanzia, di cui il bambino serba
un’immagine affettiva che inevitabilmente proietterà, come patrimonio personale
(soggettivo) sullo sfondo della realtà in cui sarà chiamato a vivere ed
esprimersi.
Questo paesaggio iniziale, che ha un fondamento nei Luoghi
e nel Tempo, quindi nella realtà, inevitabilmente, con la crescita del bambino,
diventerà un paesaggio sempre più lontano, fino a diventare immaginario,
completamente astratto, quasi irreale.
Il bambino si accorgerà presto della trasformazione dei
luoghi e delle cose e, divenuto adulto, cercherà attraverso la memoria di
recuperare il suo paesaggio originario.
La Fotografia ci ha offerto la possibilità di fermare sulla
carta l’immagine di tempi e luoghi, cose reali, ma anche sogni, visioni.
Attraverso la Fotografia lo sguardo si sedimenta. Il
bambino può in qualche modo oggettivare il suo paesaggio originario,
preservando dentro di sé le valenze affettive e culturali attraverso il gesto
rammemorante: il gesto artistico (il fotografare inteso come gesto creativo).
Nel corso del laboratorio i bambini si sono avvicinati alla
Fotografia secondo le proprie modalità di visione, in piena libertà. Hanno
percepito il paesaggio come luogo naturale e luogo antropologico, ma
soprattutto come luogo interiore, dell’anima. Secondo il proprio sguardo hanno
strutturato lo spazio, esperito le dimensioni di orizzontalità, verticalità,
profondità, hanno cercato di rappresentare visivamente il territorio che
percepiscono ogni giorno, andando a scuola, affacciandosi alla finestra della
propria stanza, giocando. Hanno avuto modo di riflettere sulla luce e sulla
forma, utilizzando un mezzo espressivo che a sua volta si serve della luce per
rappresentare le forme. Hanno riflettuto su come la luce abbia una sua
“negatività”: l’ombra. Si sono avvicinati all’immagine anche attraverso la
parola, sperimentando come la parola possa a sua volta evocare un’immagine.
Hanno riportato un’esperienza estetica profonda attraverso disegni, fotografie,
riflessioni scritte, nella necessità di raccontare, ma soprattutto di
ricordare: trattenere nel cuore la bellezza e la meraviglia che accompagnano il
loro giorno infinito.
I temi dello sguardo sono stati introdotti secondo una
procedura maieutica, ludica e nel contempo ermeneutica facendo, emergere i
significati profondi di concetti come Natura, Ambiente, Luogo, Dimora, Paesaggio,
Tempo per come questi si pongono alla comprensione dei bambini, pervenendo ad
una definizione condivisibile, tenendo conto di ogni personale esperienza,
cercando di far affiorare in ciascuno il proprio paesaggio originario
(costituito da luoghi reali e luoghi trasformati dalla fervida attività
immaginifica e fantastica) che, attraverso la pratica del guardare e il
linguaggio della Fotografia, è stato evocato e interpretato.
Il lavoro svolto, potrebbe costituire il primo nucleo di un
archivio della memoria, il segno che una Generazione pone a testimonianza della
sua nascita e a salvaguardia dei propri affetti.
L’immagine del luogo in cui ci si affaccia alla vita e che
mai più sarà lo stesso.
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