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EVENTI
Novene e Cantate per le vie del Centro Storico di Spoltore
Domenica 4 gennaio ore 18,30
Org.: I Colori del Territorio – Centro di Antropologia Territoriale degli Abruzzi
Camminando Insieme - Lu Ramajette
Info: Edgardo Cotellucci 338 5619192
www.icoloridelterritorio.org
La festa del Natale è stata incorporata con difficoltà nel mondo tradizionale perché in realtà non corrisponde a nessuna fase saliente del ciclo calendariale legato agli eventi naturali. Dicembre è un periodo di piena stasi e solo da 16 con il potente Sant’Antonio e i suoi fuochi, eppoi a Febbraio con la Candelora e il carnevale, iniziano i veri tentativi di propiziazione primaverile. Con fatica il messaggio dell’annuncio di una nuova luce si è andato sovrapponendo alle feste solstiziali invernali di cui però Santa Lucia ha a suo attivo un appannaggio più consolidato. Anche alcune tradizioni “spostate” come consumare le lenticchie (simili a nummulus: monetine) oppure gli acini d’uva (simbolo di fecondità e con azione protettiva della gola) o il rito del “ceppo” propiziatorio decorato, sono in realtà state attratte dal nostro capodanno (anche esso spostato dalla cultura cristiana) e dal Natale. In questo panorama sorprendentemente spoglio di ritualità, se non quelle generiche di cui abbiamo detto, la nostra cultura sta cercando di assimilare riti nordici, e alla fine più strumentali al commercio che alla fede o alle tradizioni, come quello dell’albero e di Santa Claus del tutto estranei, almeno in questo periodo dell’anno, sia all’area geografica del mediterraneo. Anche relativamente recente e limitato alla seconda metà del secolo scorso è la “transumanza” al rovescio, cioè dalla periferia verso le città e dal sud verso il nord degli zampognari. Più interessante è la ritualità epifanica che Befana apparte vedeva in Abruzzo e nelle regioni circostanti un’intensa attività di canto di questua legato alla Pasquarella. In realtà la tradizione dei canti di questua legati all’uccisione del maiale e al relativo periodo di abbondanza di beni in parte deperibili e in parte derivanti dagli introiti dei raccolti autunnali (uva, olio e castagne) si estende dal 24 dicembre fino al 6 gennaio. In Abruzzo, appositi “concertini” organizzavano canti che oltre a contenere riferimenti alla Natività più ampiamente esprimono la richiesta di bevande e cibo: Si mi lo dì nu ‘bbicchierine buonasera a lu Bambbine” etc. Molto note e parzialmente attive sono le novene e le cantate che ingenuamente descrivono la Natività e che hanno attinenza alle sacre rappresentazioni medioevali “E’notte di Natale è notte sande, lu Patre lu Fijole lu SpirdeSante” che vanno sotto il nome generale di “Maitinate”. In alcuni luoghi come a Pettorano sul Gizio si è poi consolidata un’attività di composizione di tali “concertini” che travalicando la tradizione hanno creato un genere musicale “colto” che è diventato appannaggio di compositori locali e musicisti. Tuttavia anche Gabriele d’Annunzio non ha esitato ad ispirarsi, epurando però la parte veramente tradizionale e cioè quella di questua, alle maitinate. L’intesa attività di recupero e valorizzazione di queste tradizioni operata in collaborazione con il Centro di Antropologia Territoriale degli Abruzzi ha consentito alle Associazioni I Colori del Territorio, Camminando Insieme e Lu Ramajette di organizzare due eventi, uno a Chieti (30 Dicembre 08) e uno a Spoltore (4 Gennaio 09) secondo le modalità itineranti della tradizione utilizzando l’ospitalità di famiglie che volentieri si offrono di preparare il tradizionale “cumplimente” basato sul consumo di formaggio, salumi e fritti, naturalmente accompagnati da abbondanti libagioni di vino rosso. La “compagnie” si sposta quindi da luogo a luogo negli abiti tradizionali diffusi in Abruzzo tra seconda metà dell’ottocento e i primi del novecento, epoca in cui queste tradizioni erano molto attive, intonando il canto al suono della “scupine” (zampogna e della ddu’bbotte (organetto diatonico). Non si tratta di spettacolo ma di sincero invito a seguire le tradizioni dei nostri progenitori, si tratta anche di un esperimento in cui tutti possono verificare non solo il vero significato di queste tradizioni ma anche l’esigenza di una società che ormai guarda alle tradizioni come una possibile via per superare le difficoltà materiali e spirituali della vita di oggi.
Testo di Francesco Stoppa UdA www.unich.it/hpcarta