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MANIFESTAZIONI > 2006 13-22 Luglio SEGNI DI TERRA
L’organetto abruzzese: lu ddù bbottë
Ddù bbottë
Ipotesi terminologica
L’organetto diatonico a due bassi viene chiamato in vernacolo ddù bbottë. L’adozione di questo termine deriva forse dal movimento che il suonatore compie nell’allargare e stringere le braccia provocando così l’apertura e chiusura del mantice dello strumento. Questo doppio movimento, che viene di solito eseguito energicamente e con rapidità quando si suona una saltarella, trova corrispondenza nel termine dialettale ddù bbottë in riferimento ai due movimenti o colpi di braccia.
A questa spiegazione, forse
più legittima e di certo più istintiva riferita al gesto tecnico-esecutivo, ne
segue una seconda più “dotta” basata sul concetto musicale armonico, ovvero
sulla possibilità tonale dello strumento che, grazie all’apertura e alla chiusura
del mantice, emette i due accordi rispettivamente di dominante e di tonica.
Diffusione dell’organetto
Nelle zone orientali del
Gran Sasso d’Italia e della Maiella, appartenenti amministrativamente alle
province di Pescara, Teramo e Chieti, l’organetto conserva una larga diffusione nell’ambito della società
più tradizionale, in special modo nel territorio collinare-montano, tanto da risultare incontrastato anche dalla
moderna fisarmonica. L’organetto continua tutt’oggi ad incuriosire ed appassionare
una massa eterogenea di fruitori; le sue piccole dimensioni, il tipo di
sonorità, il ritmo incalzante del saltarello che vi si esegue, l’apprendimento ad
imitazione, il legame dei suonatori stessi alla tradizione, la nascita di una forma di insegnamento dello strumento,
hanno contribuito a garantire una presenza dinamica dell’organetto nella zona
predetta. E’ anche vero che lu ddù bbottë è stato adattato dai costruttori ai
gusti estetiti ed acustici delle nuove generazioni che preferiscono i nuovi modelli rivestiti in celluloide,
ornati di strass e muniti di pickup.
La tecnica utilizzata per
l’apprendimento dello strumento è rappresentata dal sistema ad imitazione:
trattasi di un metodo che consiste nel riprodurre ad orecchio, dopo ripetuti ascolti,
le varie sequenze ritmico-melodiche sino ad essere in grado di eseguire
l’intero brano a memoria.
Oggi l’organetto trova ampio
spazio sia nelle feste paesane, in cui
spesso sono presenti le animate gare di ddù bbottë, che nelle occasioni
celebrative legate alla vita umana o al ciclo calendariale. Lo strumento ha
trovato il suo impiego nel repertorio tradizionale sia per eseguire le musiche
a ballo come la saltarella, la polca, il valzer e la mazurca e sia
per accompagnare il repertorio vocale caratterizzato da stornelli
dispettosi, serenate amorose, ballate e canti di questua. L’inserimento
dell’organetto nel repertorio vocale ha trasformato, a causa delle sue
peculiarità, le melodie di molti canti che, inizialmente basati su sistemi
scalari modali o minori, hanno assunto la veste scalare maggiore.
Costruttori artigiani
Nelle province di Teramo e
Pescara è attestata una produzione artigianale di organetti che trova un
mercato locale regionale, nazionale (centro sud) ed internazionale. Gli strumenti
vengono costruiti prestando particolari cure alla scelta del legno, alla
qualità delle vocette, all’accordatura e all’assemblaggio dei pezzi. Tra i
numerosi costruttori si ricorda Palma Alparizio di Penne (Pe) che, sino a
qualche anno fa ha portato avanti l’attività intrapresa dal padre Florindo nel
1922. Della tecnica costruttiva di Alparizio è stata apprezzata la miticolosità
e la finitezza estetica nonchè la cura rivolta nel preparare ed intonare le
ance.
Nel teramano, tra la fine
dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, sono sorte le prime ditte di
organetti. Ricordiamo Piercecchi di Campli, Luigi Pistelli di Poggio S.
Vittorito, Loreto Della Noce di Penna S. Andrea, Vincenzo Ianni di Giulianova e
Tavani di Casoli di Atri nonchè l’ultimo arrivato, in ordine cronologico,
Umberto Ruggeri di Nepezzano e, nel chietino, la Ditta Di Leonardo. Come per la
zampogna, largamente diffusa in Molise e nella Ciociaria, anche per l’organetto
vale il discorso basato sul rapporto costruttori/suonatori; il numero cospicuo
di costruttori è giustificato dal fatto che l’organetto è stato ed è lo
strumento tradizionale più suonato in quell’area territoriale che
amministrativamente comprende le province di Teramo, Pescara e Chieti.
Premiata fabbrica Cav.
Giuseppe Ianni e figli
Giulianova
I primi organetti abruzzesi
o armonici comparirono in una modesta bottega artigiana nel giuliese sul finire
del 1882 grazie all’intraprendenza di Francesco Ianni, un piccolo falegname
che, tornato da un pellegrinaggio a Lareto (Marche), riportò con sé un
organetto, probabilmente di Paolo Soprani, acquistato a Castelfidardo.
La famiglia Ianni, di
origini contadine, abitava a Montone in C.da Ianni (l’odierna Villa Maggi) e
nel periodo invernale, quando scarseggiava il lavoro nei campi, i due fratelli
Francesco e Giuseppe, pratici di meccanica e di falegnameria, si dedicavano
alla riparazione di aratri e di strumenti agricoli. Incuriositi dal nuovo
strumento musicale, lo smontarono e ricostruirono le varie parti; iniziò così una
seconda occupazione invernale che ben presto si trasformò in una vera e propria
professione quando nel 1888 nacque la Ditta Giuseppe Ianni con l’iscrizione
all’Albo dei Commercianti. Gli emigranti abruzzesi portarono gli organetti di
Ianni per il mondo e a Philadelphia la Fabbrica Melchiorri chiese di ottenere
l’esclusiva per la distribuzione in America. L’organetto ad una sola fila
melodica di nove tasti si trasformò nel modello abruzzese quando Giuseppe
aggiunse in seconda fila le due vocette che, portate in seguito a tre,
agevolavano la ripetuta di alcune note. Dopo il modello due bassi Giuseppe
iniziò a costruire anche il quattro bassi con tredici tasti ed il due bassi con
diciannove tasti che indubbiamente agevolava il suonatore non più costretto alle
frequenti smanticiate (movimento di apertura e chiusura del mantice). La
tradizione della famiglia Ianni, mantenuta in seguito da Armando, continua oggi
con Marcello, di a.60 ed il figlio Igor di a.28. Nella Ditta collaborano la
signora Alfredina Ridolfi, moglie di Marcello e la nuora Patrizia Ciccocelli.
Ditta Cav. Giuseppe Della
Noce
Teramo
Gianni Falconi, genero di
Giuseppe Della Noce, racconta che Loreto Della Noce (1896-1988), fondatore
della ditta, dopo aver lavorato presso una fabbrica di fisarmoniche a
Philadelphia, tornò nel 1925 a Penna S. Andrea dove aprì un laboratorio per la
costruzione di organetti.
Tra gli anni quaranta e
cinquanta il figlio Giuseppe affiancò il padre oltre ad insegnare l’organetto
prima nella sua scuola a Penna S. Andrea e poi nella Scuola Popolare di Teramo
sino al 1975. In questi anni la Ditta Della Noce si trasferì a Teramo e più
tardi nella vicina località Bivio Miano. Il genero Gianni Falconi attualmente
porta avanti l’attività assieme al fratello Massimo, a.26 di Teramo e al
cognato Savino Iachetti, a.47 di Penna S.Andrea. A far loro visita e a dare
preziosi consigli è Giorgio Pedicone di a.75, grande appassionato di organetti
che, all’età di 14 anni, iniziò a lavorare presso la ditta di Luigi Pistelli di
Poggio S. Vittorito.
La ditta Della Noce produce
organetti a due bassi per il mercato del centro Italia (Abruzzo, Marche e
Lazio) e a quattro bassi per la Basilicata.
Caratteristiche
organologiche
ddù bbottë: organetto a
due bassi
Il tipo di legno utilizzato per
la costruzione dell’organetto, nelle sue parti esterne, è di massello
stagionato tranne che per i modelli in celluloide la cui tecnica di lavorazione
richiede il multistrato dato che la celluloide stessa, nel momento della sua
applicazione e del tiraggio, causerebbe la spaccatura del legno. Di solito si
predilige il ciliegio europeo oppure americano e il noce calabrese o americano
mentre per i modelli più pregiati si utilizza anche l’ulivo. Le parti sonore
interne d’appoggio sono di legno di faggio mentre le traverse e le soniere sono
in abete; per i modelli più pregiati si utilizza l’abete della Val di Fiemme.
Le soniere, in un sol pezzo,
sono fresate e non stampate onde evitare che le onde sonore vengano attutite
dalla presenza di colla in eccesso.
Il mantice viene costruito
in carton-cuoio, un tipo di cartone reso più elastico e resistente grazie
all’aggiunta di fibre di cuoio. Una volta tagliati i singoli cartoni, questi
vengono incollati nel bordo con del cotonino; di seguito vengono inserite delle
punte di pelle per bloccare la parte del soffietto. Si inserisce ancora una
porzione di cotone per l’intera superficie del mantice e si conclude con
l’applicazione di un materiale plastico chiamato delmoide che lo rende alquanto
impermeabile. Dei pizzi vengono posizionati sugli angoli dello stesso per
renderlo ancor più resistente.
Per una migliore resa sonora
le ance utilizzate non sono di serie ossia non sono costruite interamente dalla
macchina che, attraverso i passaggi di tranciatura e sgrossatura, rende
l’acciaio più temperato e quindi meno sonoro ed elastico. Per gli strumenti più
commerciali si utilizzano le voci con il piastrino in alluminio duro (più
sonoro del tenero) e con le ance in acciaio armonico la cui tiratura principale
viene fatta dalla macchina; la sgrossatura secondaria è eseguita a mano al fine
di rendere le ance stesse più elastiche e sonore. Le voci dette a nastrino
vengono montate negli organetti più pregiati: qui il piastrino, leggermente più
largo, è in alluminio aereonautico, molto duro, leggero e sonoro. Un tempo per
costruire il piastrino si utilizzava lo zinco sostituito in seguito dall’ottone
che, pur garantendo un’ottima resa sonora, incideva sul peso dello strumento di
ben mezzo chilogrammo. Oggi con l’alluminio aereonautico si ottiene una resa di
voce simile a quella prodotta dall’ottone con il vantaggio di un peso minore
dello strumento che risponde prima ed ha bisogno di minor forza ed aria per suonare.
L’organetto e le
formazioni spontanee
Nel versante orientale del
Gran Sasso, nelle valli del Fino, Piomba e Vomano, le formazioni spontanee di
suonatori sono caratterizzate dalla
presenza di strumenti percussivi e dell'organetto diatonico.
Mentre nelle formazioni
della valle Siciliana permane l’organico piffero e tamburi, nei predetti luoghi
il piffero è stato sostituito dall'organetto per soddisfare le esigenze non
solo melodiche ma anche armoniche e ritmiche richieste nelle situazioni di
intrattenimento e di musica a ballo. L’organetto è qui subentrato al piffero
anche per la sua larga diffusione avuta a partire dagli anni venti del
Novecento.
I suonatori di Befaro (tra
questi si ricordano Gino, Nazareno e Gianfranco Ciotti, Antonio Trignani,
Claudio Cacciatore e Francesco Francia) eseguono un repertorio caratterizzato da
musiche a ballo, canti lirico-monostrofici, canti narrativi e canti rituali di
questua.
Per la festa di S. Antonio
Abate del 17 Gennaio le squadre
svolgono la funzione rituale della questua; nella Val Fino i poteri
propiziatori legati al culto del Santo si esprimono attraverso l'esecuzione dei
canti La buona sera e In onore di Sant'Antonio. Il repertorio rituale è
caratterizzato anche dall'esecuzione del canto nostalgico del distacco La
partenza della sposa (argomenti trattati nei precedenti volumi tematici).
Le saltarelle, polche,
valzer, quadriglie e mazurche formano il repertorio della musica a ballo
eseguito nei momenti di intrattenimento; anche in queste occasioni non manca la
voce che esegue distici di endecasillabi variamente sviluppati a tema amoroso o
satirico.
La tecnica organettistica
usata per il saltarello da Nazareno Ciotti, appresa dal padre Gino, presenta
caratteri distintivi nel rapporto tra l'uso del mantice (intensità del suono),
l'andamento dei bassi (spesso tenuti "a falso bordone") ed il
fraseggio melodico spesso punteggiato. Gianfranco Ciotti, che canta assieme a
Gino, ha l'impostazione vocale tradizionale con emissioni a gola stretta e
timbro nasale.
La base ritmica dei
suonatori di Befaro è affidata a Trignani, Francesco Francia e Gino Ciotti che
suonano la grancassa, il tamburo e i piatti. Questi ultimi sono in grado sia di
potenziare la struttura ritmica di una musica a ballo come la saltarella e sia
di sottolineare dolcemente gli andamenti lirici di un canto a serenata. L'inserimento
della chitarra nella formazione dei Ciotti è recente ed il gioco
ritmico-dinamico dell' accompagnamento è affidato a Claudio Cacciatore.
Nel loro repertorio troviamo
brani musicali originati e formalizzati in periodi storici diversi e tramandati
tutti oralmente.
Squadre analoghe di
suonatori e cantori le troviamo nei paesi teramani di Colledoro, Arsita, Miano,
Cermignano, Piane Vomano, Montegualtieri, Poggio delle Rose, Bisenti e nelle
località di Civitella Casanova (Pe), Palmoli (Ch), Paglieta (Ch), S. Onofrio
(Ch), Roccamorice (Ch), Villa Elce (Ch).
Di recente comparsa sono,
invece, le giovani e proliferanti formazioni abruzzesi che, attingendo dalla
vasta documentazione di fonti scritte e orali, ripropongono una musica popolare
pronta a soddisfare le varie e diverse richieste di mercato.
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