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Labirinto in gioco

MANIFESTAZIONI > 2007 10-15 Luglio SEMIPROIBITI > Installazioni d'arte

LABIRINTO IN GIOCO; ARTE VOCE DELLA NATURA

LABIRINTO IN GIOCO; ARTE VOCE DELLA NATURA

a cura di Antonio PICARIELLO

 

Prologo: "Minotauro nella mitologia greca, mostro con la  testa taurina e il corpo umano che viveva nel labirinto  costruito nel palazzo di Crosso del re di Creta  Minosse.  Il  Minotauro nacque da Pasifae, sposa di Minosse, e da un toro  che il dio Poseidone aveva inviato  al re, in segno della sua  potenza. Ma Il toro, segno divino, emanava fascino e amore,  a visione e la scena  costruita dal dio impressionarono  attraverso la supremazia della bellezza lo spirito di  Minosse che rifiutò di  sacrificarlo trasgredendo, ingenuamente, l'ordine del dio. Un umano che si ribella alle divinità merita la punizione soprannaturale e così  l'affronto  subito dal dio si trasformò da segno fausto in formula di  vendetta. I  poteri divini possono decidere che se tanto il  toro fosse piaciuto al re nulla toglieva potesse  piacere  anche alla regina e farla innamorare. Pasifae chiede soccorso all’architetto inventore del filo a piombo e della  squadra, l’ateniese Dedalo che le risolve il desiderio  costruendo la sagoma di una falsa vacca, un simulacro con  cui la regina potrà svolgere, mimetizzata ingannevolmente,  la notoria copula innaturale tra umano e disumano. Quando  Pasifae partorì il Minotauro, Minosse, sopraffatto dalla vergogna, ordinò allo stesso architetto di costruire un enorme  palazzo, il labirinto, composto da sale e corridoi intricati da  dove nessun essere umano sarebbe stato capace, una volta  entrato, di uscirne. Confinato da Minosse nel labirinto, il  Minotauro si nutriva di sette fanciulle e di sette fanciulli  che ogni nove anni, Minosse esigeva da Atene come tributo  di sottomissione. L'eroe greco Teseo, figlio di Egeo  re di  Atene, decise di porre fine a quel crudele sacrificio e si offrì  come vittima sacrificale unita a altri coetanei figli della  nobiltà ateniese destinati per obbligo al pagamento sacrificale del tributo. In verità, l'intenzione di Teseo era uccidere  il mostro taurino e tramite Arianna, figlia di Minosse, che  folgorata dalla bellezza dell'eroe se ne  innamorò, ricevette  il mitico  gomitolo di filo, consegnato, per la richiesta fratricida della principessa, dalla  sapienza elevata del geniale  architetto Dedalo. La semplice funzione dello strumento  consisteva nell'essere  fissata per  un capo all'ingresso del  labirinto e srotolato lungo il tragitto svolto dall'eroe  verso il punto di dimora della figura taurina. Il Minotauro  trovato  addormentato venne  trafitto a  morte dalla lama  di Teseo  a cui, poi,  fu facile riavvolgere  il filo per ricondursi  all'entrata del meandro salvando, così, Atene dall'impegno del dovuto tributo e  i fanciulli dall'infausto  destino del  sacrificio". È  questo il principio che "insanguina"  le rappresentazioni d'arte di  ANGELO COLANGELO Spoltore 2007.  Il gioco e il Labirinto rappresentano simbolicamente  il comportamento degli uomini e quello della natura; l’antica dicotomia tra artificio e essere considerando l’arte, il linguaggio artistico, come arte del cognitivismo e della presa di coscienza del  mondo in contrapposizione leggera con quanto detta il principio  stesso della storia del labirinto e della teoria dei giochi. Qui, prendere coscienza significa svolgere il processo di conoscenza nella sua  totalità, "mapparlo" e definirlo. Facendo riferimento a quanto ha  "normalizzato", e ha reso conversativo e dialettico, il critico Antonio  Zimarino, si ha necessità  di rinnovare lo sguardo sul mondo anche  attraverso l’emergenza di riformulare atti etici di critica e di processi  artistici.  Si tratta di mettere in campo la valenza primaria della  conoscenza a cui fa riferimento sostanziale l’imprintig, o la teoria  degli istinti innati che fonde come corpo unico  con quella dell'apprendimento la cui piattaforma riflessiva, secondo l'etologia di  Lorenz, è semplicemente lo spirito di osservazione; la capacità di  guardare e vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, e di trarre  idee,  principi, mediante analogie. Si tratta di crescita cognitiva e dell'archetipo inteso  nella sua più profonda entità di modello primordiale (la sua parte  junghiana che si colloca nella zona  di 'fuoco centrale') indescrivibile  in quanto  la sua stessa natura, nel momento in cui lo si implica nella definizione cartesiana,  inevitabilmente   lo  annulla; lo  rende   liquido diluito  nell'Oceano metaforico  delle significazioni e delle  semantiche.   L'immagine del meandro, così, diverrebbe 'immagine fantastica' rientrando in pieno segno  nelle reti contestuali  appartenute a Bruno, ma prive di referenzialità comunicanti per il sistema polireticolare a cui appartiene la generazione degli attuali viventi e abitanti del pianeta. In breve lo si rende accessibile alla dimensione alienata, che non sempre  'tutti' hanno il coraggio e la tenuta di affrontare o di attraversare con leggera  libertà di pensiero. Ecco dunque il labirinto che appare nei corridoi mentali degli  artisti a guisa di  significazione di percorso e di processo. Appare come oggetto  rievocante condizioni 'esperenziali' che  chiunque, almeno una volta nella propria esistenza, ha incontrato e incarnato  inconsciamente,  'cognitizzando' la sua  posizione di attore solitario nella scena magica del mondo. Ma allo stesso  momento appare la coscienza di essere  condizione vivente collegato, attraverso  una fitta rete sensibile e impercepibile, a un complesso meandro invisibile che collega  altri esseri umani solitari  disposti in un quadro collettivo che compone  il  fondo naturale degli 'esistenti' nel qui e ora. Appare il labirinto Rete che defi    nisce la civiltà, gli usi, costumi, canti, feste e rituali, aggiunto all’immaginario collettivo non occidentale, dove danzano i vuoti potenziali della  foresta e del bosco  validi contenitori di tutti 'i possibili' avvenimenti, eventualismi  e atti da maneggiare con il metodo della sensibilità e del rispetto all’ignoto. Appare il sensibile,  la sensibilia che è assoluto strumento in dote agli artisti, che qui lo trasformano in  sistema 'autopoietico', lo modellano in domande essenziali sul vivente apparse  negli anni sessanta nell’agenda di Varela e Maturanai all?università di Santiago  del Cile,  e la cui combinazione si può riassumere in 'cos'è la Vita?' Come si può  comprendere, con parole e con concetti, questa cosa così complessa e difficile?  È possibile fare questo? E unita a queste, la domanda sulla cognizione: come il  vivente  riconosce  il proprio ambiente? Come riconosce gli altri viventi e li  distingue?. Ecco il  labirinto dell'ambiente che struttura il linguaggio e costruisce  mondi. Ecco il gioco. Ecco il gioco come processo simulatorio per la presa di  coscienza del percorso che altrimenti potrebbe risultare fatale. Ecco l' immagine  della  mente come  risultato di connessioni neurali, come una parte dell'anima,  come un 'elaboratore biologico di informazioni', ma anche come un elemento  dei processi identitari o come il riflesso di una collettività urbana  che costruisce  percorsi  e forme architettoniche per incontrarsi, abitare  e formarsi  alla volontà  occulta del proprio pianeta. Ecco l'arte che  progetta modelli sensibili per la  qua    lità cosciente   di essere  uomini e donne nei ruoli di 'azionari'  verbali  a tempo  determinato  nel sistema vitale  Geo. Ecco Spoltore che apre i primi segni di  coscienza alla lotta per  la qualità che richiede la bellezza di vivere e che attra    verso il linguaggio artistico modella scene per la mente, connessioni neurali che  aprono ad altre connessioni come salubre giardino dell'anima che Gianni Pedullà traduce con le sue ricercate forme proposte istintivamente dagli incontri con i tessuti; sete  e modelli scultorei che diventano allegre magie fauste e cariche di nobiltà visiva che nel titolo “Babis” già raccontano il valore del gioco dell’infanzia nella costruzione comportamentale all’apprendimento del proprio punto di vista sul mondo.

Angelo Colangelo - Il Giocoarco Cardini - Frame 2 (3,58) Frame 6 (12,21) da semina sowingKarin Andersen - ...A Jan FabreGiuseppe Terrigno  - Tribbico naturale soprannaturaleCecilia Falasca - Quanto di LuceGianni Pedullà - BABISLuciana Picchiello - Il rosso filo di AriannaModusmediandi - First LifeMario Serra - Unibbico naturalesoprannaturaleModusmediandi - First LifeModusmediandi - First LifeLaurelli Valente Iaccheo - LabiryntdoorsNicola MacolinoVanni Macchiagodena - Paesaggio (Particolare)Mandra Cerrone - Erotic Fashion AppleGaetano Di Francesco - Senza TitoloVincenzo Mascia - StrutturaErnesto Saquella - Opera N. 1 - Opera N. 2

I colori del territorio - Spoltore - Via dietro le mura 16/1 - Tel. 3385619192 - 0854962665 | info@icoloridelterritorio.org

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