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MANIFESTAZIONI > 2005 2-7 Giugno I VOLTI E LE FORME DELLA TERRA
Il Tamburello
a cura di Silvio Pascetta
Uno strumento musicale dall’apparenza semplice e dimessa, semplicità che, allo stesso tempo, seduce e inganna. Tutti quelli che se lo trovano davanti per qualche motivo, lo prendono in mano, sicuri di poterci ricavare in qualche modo un suono e un ritmo, salvo poi accorgersi che, appunto, l’apparenza inganna.
In effetti è vero che, con un minimo di buona volontà, lo si può utilizzare senza conoscere, né tecniche né nozioni musicali, ma poi ci si accorge che esso ha una quasi infinita gamma di possibilità espressive che non sono assolutamente facili da apprendere. Il tamburello italiano nelle sue molteplici versioni locali è diffuso dal nord al sud della penisola e fa parte di una vastissima famiglia di tamburi che va sotto il nome di Tamburi a Cornice, a sua volta diffusa in tutto il mondo in una varietà di forme e di modalità d’uso, davvero sorprendente. Anche l’Abruzzo ha, o meglio sarebbe dire, aveva, una tradizione propria del tamburello.
Questa tradizione è andata quasi completamente persa, salvo alcune significative testimonianze ancora presenti che ci permettono un recupero sia delle tipologie di strumenti usati che delle tecniche peculiari utilizzate per l’esecuzione del canto e dei balli. Il Corso che quest’anno ho tenuto a Spoltore, si è mosso proprio in questa direzione: imparare ad usare il tamburello partendo dalle tecniche usate per l’accompagnamento della saltarella. Queste tecniche non sono sostanzialmente diverse da quelle usate in tutto il Centro-Italia e anche in parte del Sud, anche se hanno delle peculiarità ben individuabili.
Quello che personalmente cerco di trasmettere a tutti quelli che mi chiedono di imparare a suonare questo strumento sono le tecniche che ho potuto reperire nella tradizione Abruzzese, e partendo da queste, aprire l’orizzonte a tutte le possibilità che esso offre. Non sono un musicista, né un etnomusicologo, sono semplicemente un suonatore che, ormai parecchi anni fa, si lasciò sedurre, appunto, da uno strumento semplice, povero e spesso disprezzato e che da quel momento non è riuscito più ad abbandonare perché ne ha scoperto tutta la ricchezza e il fascino.
Ho cercato di condividere con gli altri questo mio cammino di ricerca, spero di esserci riuscito
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