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I tratturi della danza

MANIFESTAZIONI > 2005 2-7 Giugno           I VOLTI E LE FORME DELLA TERRA

Un laboratorio sottintende sempre - per restare fedeli al significato del suo etimo - un’occasione

I tratturi della danza

a cura di Pino Gala

Iniziativa promossa dall’Assessorato al Turismo di Spoltore

 

Un laboratorio sottintende sempre - per restare fedeli al significato del suo etimo - un’occasione di lavoro e di riflessione. Ma un “Laboratorio di danza popolare” ha un valore aggiunto, perché

somma anche contenuti e caratteri che il ballo stesso porta con sé: divertimento, piacere del muoversi e dello stare insieme.

È infatti “tradizionale” ogni danza che è stata trasmessa di generazione in generazione, quasi ad identificare ciascuna comunità con una sorta di rituale motorio, con un cerimoniale dei corpi che si muovono tra loro al suono di una specifica musica e ripetono percorsi sul terreno, passi, movenze e gesti che si connotano di aspetti sacrali.

A Spoltore, per la prima volta è partita un’esperienza di studio e pratica della danza appartenuta e ancora appartenente alle classi popolari della regione. Il progetto - affidato a Pino Gala, lo studioso che più di tutti ha percorso in lungo e in largo la penisola per scoprire e documentare l’ingente patrimonio etnocoreutico rimasto nel dimenticatoio - è stato contrassegnato da un’opportunità di comparazione e di scambio: studiare la cultura popolare

abruzzese e le sue correlazioni con le aree limitrofe.

L’Abruzzo, per la sua collocazione geografica e per la sua storia plurisecolare, si trovato ad avere una funzione di ponte e di collegamento fra la cultura meridionale (per l’appartenenza al Regno delle Due Sicilie e aver gravitato intorno ad un importante centro di irradiazione culturale come Napoli), lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana. Proprio seguendo il contatto più antico della cultura pastorale abruzzese, la transumanza per i lunghi tratturi che portavano

dalle montagne e dagli altipiani del Gran Sasso e della Majella sino nelle piane pugliesi, abbiamo tracciato un progetto coreutico che facesse ripercorrere a passi di danza le tradizioni abruzzesi e pugliesi.

Cominciando dalla saltarella del Teatino, attraverso le altre saltarelle dell’area frentana, la spallata, lu sirpëtillë, la quadriglia, siamo giunti alla tarantella del Gargano e poi giù sino alla pizzica pizzica salentina. In otto sere distribuite in tutto il mese di aprile, con lezioni che variavano dalle due ore sino alle tre ore e oltre, circa una trentina di persone ha ascoltato esperienze di ricerca, ha discusso sul valore del recupero odierno di espressioni della tradizione, ha visto film documentari con anziani danzatori, ha ascoltato musiche originali registrate sul campo ed ha soprattutto ballato le vecchie e in taluni casi le ancora vive danze.

Gli allievi si sono trovati subito di fronte a modi peculiari di atteggiare e muovere i propri corpi, hanno appreso - anche attraverso le indicazioni dell’altra operatrice Tiziana Miniati - l’importanza di uno stile, di una postura, ed hanno potuto misurare la distanza che il linguaggio corporeo del mondo contadino ha con le attitudini fisiche del vivere impiegatizio d’oggi.

E’ stato come mettersi in viaggio, un cammino antico e ideale tra campi, paesi, masserie e tratturi e ripercorrere varie epoche storiche e varie terre, dialetti differenti ma simili, filosofie popolari e tanto sapere

accumulato in secoli di esperienze dirette. I partecipanti provenivano non solo da Spoltore e Pescara, ma dal Chietino, dalla Val di Sangro e persino dal Molise, non mancavano studenti universitari pugliesi che hanno sfruttato l’opportunità di studiare alcune manifestazioni del folklore della propria terra. I dibattiti che sono seguiti alla visione dei documenti video sono stati lunghi e appassionati: soprattutto temi come il tarantismo o il destino del patrimonio tradizionale hanno appassionato i partecipanti, che intervenivano con frequenti domande, opinioni e personali osservazioni. Non sono mancate da parte dello studioso, secondo un’ottica tipicamente antropologica, di fare riferimenti alla storia delle danze etniche apprese, alle fonti scritte e iconografiche, alla musica e agli strumenti musicali che caratterizzavano ciascuna tradizione.

L’ottica che ne è sortita è quella di un quadro complesso di espressività culturale: la danza è stata ricomposta non solo come mera attività ludica o ginnica, ma anche come poliedrica espressione che vive del proprio contesto culturale d’origine; in ogni tipologia di ballo si può intravedere un microcosmo socio-economico e culturale fatto di fatica e voglia di sopravvivenza, di bisogno di ritualità sacra e di solidarietà umana, di tendenza delle classi subalterne a costruirsi un’identità forte e specifica.

Molti di questi valori risultano apparentemente perdenti oggi nel processo planetario di globalizzazione e deidentificazione; ma il rinato interesse dei giovani per le proprie radici pone alle istituzioni urgenti questioni di tutela dei patrimoni culturali immateriali ed espressivi, di ricerca e di catalogazione di molte espressioni della cultura agro-pastorale abruzzese, di presa di coscienza e di trasmissione dal passato al futuro di molti tratti distintivi dell’abruzzesità, senza cadere in fuorvianti tranelli di campanilismi e “leghismi” settari.

L’Associazione spoltorese “I colori del territorio”, diretta dall’arch. Edgardo Cotellucci, organizzatrice dell’evento, ha avuto l’innegabile merito di proporre anche in area pescarese un gruppo di interesse sul folklore.

La sensazione avvertita dalla maggioranza dei fautori e dei fruitori dei Laboratori è stata quella di essere agli inizi di un percorso che può avere grandi potenzialità nell’immediato futuro nel creare non solo un ampio settore di interesse giovanile, ma anche la forza di progettare nuove linee di sviluppo del territorio, più compatibile con la storia e le radici culturali di provenienza. Per la prosecuzione del discorso si è dichiarata disponibile anche l’Ass. Cult. “Taranta” di Firenze che opera in Abruzzo da 25 anni, ora le prospettive più immediate sono quelle di rendere stabile e di ampliare un gruppo di interesse, ma anche di creare sul territorio frequenti occasioni di festa, di ballo e di musica popolare.


I colori del territorio - Spoltore - Via dietro le mura 16/1 - Tel. 3385619192 - 0854962665 | info@icoloridelterritorio.org

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