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MANIFESTAZIONI > 2005 2-7 Giugno I VOLTI E LE FORME DELLA TERRA
Il massone: la tecnica prevalente
Svariate sono le tecniche edilizie che prevedono l’impiego
della terra cruda.
In Abruzzo, ma anche nelle Marche, la tecnica maggiormente
utilizzata consiste in una variante locale (definita massone) della tecnica del
bauge o cob, che ritroviamo in Francia, Spagna, Inghilterra e Portogallo.
Col massone viene lavorato un impasto di argilla e fibre
vegetali per formare i massi, blocchi grandi come pagnotte di pane, che sono
successivamente sovrapposti a strati in modo da formare una struttura muraria
monolitica. “ ... I pani venivano posati l’uno sull’altro secondo una
disposizione che era legata all’esperienza del capomastro: a volte erano
sovrapposti in filari alternati, come nei muri in laterizio, altre volte erano
posati uno affianco all’altro e inclinati a 45° mostrando, sul paramento
esterno un caratteristico disegno a spiga, visibile spesso nelle parti alte
delle murature dove i massoni, non avendo subito il peso di tutta la massa
muraria conservano la trama regolare degli interstizi”.
Il carattere peculiare del territorio interessato alla
diffusione dei manufatti, che finisce per suscitare interesse e curiosità, non
risiede tanto nella conformazione del paesaggio naturale, come sarebbe
immediato pensare e come doveva essere alle origini della nostra storia
insediativa, ma si concentra sulle forme del paesaggio antropizzato. Infatti il
bacino insediativo dell’architettura della terra cruda si sovrappone alla
maglia intricata della città diffusa: un’area dove l’identificazione
dell’insediamento residenziale oscilla tra i connotati della campagna
urbanizzata e quelli della città ruralizzata.
In questo tessuto diacronico, accanto alla “casa nuova”
resiste, a volte abbandonata, a volte destinata a ruolo accessorio, raramente abitata,
la vecchia casa di campagna, in mattoni, oppure in terra, a formare un
tracciato doppio, di segni antichi e contemporanei. Per questa ragione diventa
ancora più interessante ritrovare il senso di presenze che proprio alla
ruralità hanno legato, almeno nella nostra terra, la propria origine e
diffusione.
In provincia di Pescara sono state rilevate due aree di
diffusione con differenti caratteristiche distributive e tipologiche. Una prima
area si estende dalla sponda settentrionale dei fiume omonimo fino a
raggiungere il confine con la provincia di Teramo. La zona, caratterizzata
dall’alternanza di creste collinari e valli, è solcata dai corsi dei fiumi
Nora, Tavo e Fino. Nell’area sono stati censiti 84 manufatti, distribuiti nei
territori comunali di Cepagatti, Collecorvino, Loreto Aprutino, Moscufo,
Pianella, Picciano, Rosciano, Spoltore. Si tratta per lo più di case singole,
sparse nelle campagne, in qualche raro caso in coppia o gruppo di tre, in
mediocre stato di conservazione, raramente abitate e destinate in maggioranza a
locali di deposito e sgombero.
La seconda area, più meridionale, situata a ridosso del
limite amministrativo teatino, contribuisce alla formazione del bacino di
diffusione regionale più interessante. Essa comprende i comuni di Manoppello,
Serramonacesca e Turrivalignani dove sono stati censiti complessivamente 165
manufatti, per un numero complessivo, in tutta la provincia, di 249 unità. Di
estremo interesse risultano i rilevamenti effettuati in questi ultimi territori
comunali dove ad una cospicua presenza di costruzioni diffuse si affiancano
diversi nuclei rurali, caratterizzati da una propria autonomia organizzativa e
da originali soluzioni spaziali come le case Ferrante o la masseria Febbo a
Manoppello o il nucleo di San lennio a Serramonacesca. Una particolare
segnalazione meritano, inoltre, le case rilevate in località Cugnoli di
Turrivalignani, dove con cadenza ritmica, lungo la strada di crinale, si
succedono numerose case isolate in perfetta identità con la forma insediativa
comune.
Associazione Terrae onlus
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