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Case di terra

ARCHIT. E PAESAGGI

Il massone: la tecnica prevalente

Il massone: la tecnica prevalente

Svariate sono le tecniche edilizie che prevedono l’impiego della terra cruda. 

In Abruzzo, ma anche nelle Marche, la tecnica maggiormente utilizzata consiste in una variante locale (definita massone) della tecnica del bauge o cob, che ritroviamo in Francia, Spagna, Inghilterra e Portogallo.

Col massone viene lavorato un impasto di argilla e fibre vegetali per formare i massi, blocchi grandi come pagnotte di pane, che sono successivamente sovrapposti a strati in modo da formare una struttura muraria monolitica. “ ... I pani venivano posati l’uno sull’altro secondo una disposizione che era legata all’esperienza del capomastro: a volte erano sovrapposti in filari alternati, come nei muri in laterizio, altre volte erano posati uno affianco all’altro e inclinati a 45° mostrando, sul paramento esterno un caratteristico disegno a spiga, visibile spesso nelle parti alte delle murature dove i massoni, non avendo subito il peso di tutta la massa muraria conservano la trama regolare degli interstizi”.

Il carattere peculiare del territorio interessato alla diffusione dei manufatti, che finisce per suscitare interesse e curiosità, non risiede tanto nella conformazione del paesaggio naturale, come sarebbe immediato pensare e come doveva essere alle origini della nostra storia insediativa, ma si concentra sulle forme del paesaggio antropizzato. Infatti il bacino insediativo dell’architettura della terra cruda si sovrappone alla maglia intricata della città diffusa: un’area dove l’identificazione dell’insediamento residenziale oscilla tra i connotati della campagna urbanizzata e quelli della città ruralizzata.

In questo tessuto diacronico, accanto alla “casa nuova” resiste, a volte abbandonata, a volte destinata a ruolo accessorio, raramente abitata, la vecchia casa di campagna, in mattoni, oppure in terra, a formare un tracciato doppio, di segni antichi e contemporanei. Per questa ragione diventa ancora più interessante ritrovare il senso di presenze che proprio alla ruralità hanno legato, almeno nella nostra terra, la propria origine e diffusione.

In provincia di Pescara sono state rilevate due aree di diffusione con differenti caratteristiche distributive e tipologiche. Una prima area si estende dalla sponda settentrionale dei fiume omonimo fino a raggiungere il confine con la provincia di Teramo. La zona, caratterizzata dall’alternanza di creste collinari e valli, è solcata dai corsi dei fiumi Nora, Tavo e Fino. Nell’area sono stati censiti 84 manufatti, distribuiti nei territori comunali di Cepagatti, Collecorvino, Loreto Aprutino, Moscufo, Pianella, Picciano, Rosciano, Spoltore. Si tratta per lo più di case singole, sparse nelle campagne, in qualche raro caso in coppia o gruppo di tre, in mediocre stato di conservazione, raramente abitate e destinate in maggioranza a locali di deposito e sgombero.

La seconda area, più meridionale, situata a ridosso del limite amministrativo teatino, contribuisce alla formazione del bacino di diffusione regionale più interessante. Essa comprende i comuni di Manoppello, Serramonacesca e Turrivalignani dove sono stati censiti complessivamente 165 manufatti, per un numero complessivo, in tutta la provincia, di 249 unità. Di estremo interesse risultano i rilevamenti effettuati in questi ultimi territori comunali dove ad una cospicua presenza di costruzioni diffuse si affiancano diversi nuclei rurali, caratterizzati da una propria autonomia organizzativa e da originali soluzioni spaziali come le case Ferrante o la masseria Febbo a Manoppello o il nucleo di San lennio a Serramonacesca. Una particolare segnalazione meritano, inoltre, le case rilevate in località Cugnoli di Turrivalignani, dove con cadenza ritmica, lungo la strada di crinale, si succedono numerose case isolate in perfetta identità con la forma insediativa comune.

 

Associazione Terrae onlus


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